Manifesto dell'Organicismo


(Pubblicato dal Centro d’Arte e Cultura Lo Faro – Galleria d’Arte Colosseo – Roma – 1975)

Si rivolge la presente espressione ideologica ad ogni benvenuto spirito libero e creativo che voglia abbracciare, fare propria, ovvero affiancare e rafforzare l’idea primordiale, sostenendone l’incerto decollo, nel forse soltanto mitomane intento, comunque significativo, di rivitalizzare, per quanto fattibile, il percorso interrotto della storia dell’arte, cemento che aggrega in sé la memoria del passato e del presente e, nelle sue diverse forme ed espressioni, specchia la realtà sociale volgendosi al futuro.

I più variegati e significativi movimenti hanno caratterizzato da secoli, in particolare, il mondo dell’arte e della letteratura, dagli “ismi” del Rinascimento, classicismo ed umanesimo, a quelli più moderni ed eclatanti quali, il dadaismo, il minimalismo, il futurismo e così via, ma ora è giunto il momento di archiviare giudiziosamente il passato, traendone fonte di saggezza, ma anche di rifondazione.

Nonostante le comprensibili riserve che ineluttabilmente l’avverseranno, quest’ultimo contributo, battezzato “organicismo”, rappresenta pertanto un “ismo” in più, in una siffatta galassia, per differenziarsi e riscontrarsi in un anelito di costruttiva rottura e ripartenza rispetto agli archetipi dell’arte consolidata e standardizzata.

Più che un rivoluzionario movimento neofita dev’essere considerata un’evoluzione linguistica che dalla cultura architettonica, con riferimento puntuale tanto all’architettura organica di F. L. Wright quanto allo spazialismo di Le Corbusier, si estende alla sfera artistica, arricchendosi di idee e di stimoli, entro un ambito volutamente ambiguo e contraddittorio, in senso critico positivista.

E’ indubbiamente fondato sulla ricerca sistematica di effetti paradossali, talvolta antitetici e dissacranti , prendendo l’abbrivo da un contenuto intrinseco, generalmente figurativo-moderno, estrinsecandosi quindi complementariamente in un’operazione estetica, nè subalterna né avulsa, pur inerente il supporto e la cornice, vero e proprio marchio personale, con una rielaborazione sui generis.

Si perviene ad esiti comunicativi sorprendenti, secondo accenti riecheggianti ed altalenanti ipoteticamente il pressoché assoluto compendio dell’arte moderna, tanto per citarne alcuni, dai pata-metafisici De Chirico e Sironi agli astrattisti e gestuali Afro, Capogrossi, Fontana e Tancredi, senza tralasciare gli informali come Pollock, oppure i serialisti pop Warol, Festa e Schifano, aggiungendo altresì qualsivoglia ulteriore ispirazione e trasposizione inerente i grandi maestri.

Interventi quali, ad esempio, la combustione e l’arrotolamento del foglio, la fenditura della tela, l’incrinatura del vetro, il trompe l’oeil, l’installazione, la frattura o l’interruzione della cornice, la valicazione dei suoi margini spaziali, onde delineare più aspetti complessivi di ogni messaggio grafico-pittorico, ovvero pitto-scultoreo, vanno intesi non come semplice vivisezione dei supporti, bensì quale espansione contenutistica ed apertura dell’artista verso i fruitori della sua creazione.

Così come l’opera invade lo spazio, determina i presupposti affinchè il circostante compenetri l’opera medesima che materialmente dà l’impressione di fluttuare e psicologicamente innesca una coinvolgente complessità di sensazioni e relazioni evocative, inventando una trama virtuale.

Non si disconosce certamente anche una sorta di rivisitazione analitica cubista, stante la contemporanea decifrazione di più facce della realtà, dapprima diversificate e quindi integrate, nonché l’influsso dell’arte oggettuale, quando mira a generare quadri-oggetto, ossia opere in cui tela, telaio, cornice, sagomatura e parete espositiva costituiscono un tutto unitario, senza riserva di soluzione, in sintonia e simbiosi con l’intorno.

L’operazione estetica così esperita, al di là degli apparenti margini fisici dell’opera stessa, rappresenta un continuum, all’unisono con la medesima, e non certo qualcosa di accessorio o di decorativo, quale la trita e ritrita cornice artigianale, rivoluzionando i concetti tradizionali anche di espressione linguistica oltre che artistica, cercando in qualche modo di mediare tra figurativo ed astratto, o libera avanguardia che sia, non ha importanza il genere stilistico bensì l’integrazione.

Le aggregazioni, gli assemblaggi, i collages, i decollages, le fenditure e quant’altro, talvolta vere e proprie soluzioni immaginifiche ed immaginarie, hanno indubbiamente un gusto patafisico di fondo, cioè un’inclinazione artistica spesso dissacrante e satirica, fantasiosa, assurda, evocativa e contraddittoria, ma viva, con la sua successione di toccate e fughe, spettacolare e visivamente gradevole, armonica, apprezzabile per quanto recedente dagli automatismi, in continua tensione tra positivo e negativo, tra i molteplici aspetti della realtà, dall’analisi più particolareggiata fino alla sintesi più spietata.

Di fronte alla totale ed intollerabile decadenza dei valori sociali ed etici, estetici ed artistici, cui ineluttabilmente, ormai da lungo tempo si assiste, con incredibile apatia e rassegnazione, si ritiene che l’interpretazione organicistica della creatività artistica, superando la ripetitività delle formule, rappresenti un’ulteriore opportunità per stimolare una ripresa evoluzionistica della storia dell’arte, a dispetto degli imperanti clientelismi e favoritismi dei concorsi e delle Biennali, nonché di certi parassitismi corporativi, cecità ed inerzie istituzionali, manipolazioni e compiacenze politiche ed ogni altra abominevole forma di degenerazione e speculazione sulla pelle degli artisti emergenti e dei reali fruitori dell’arte.

Serigrafia b/n - Tiratura 100 es. - (35x50) - 1979
1- “Spaccato di un interno” – Serigrafia b/n –Tiratura 100/100- cm. (50x35) – 1979
Radici ataviche
2- “Radici ataviche” . Disehno a matita su carta – cm. (50x70) . 1975
3 - Evoluzione ed Involuzione
3- “Evoluzione ed Involuzione” – Olio su tela – cm. (150x200) – 1977

Recensioni

  • Piera De Marzi, 1987
    L'opera di Mario Caddeo risentiva, appena qualche anno fa, di sorprendenti richiami ai principali movimenti storici dell'arte moderna, puntualmente rivisitati. Una siffatta interazione paradossale è legittimata grazie al ricorso, più evidente nella grafica, al cemento del suo organicismo. In questo modo dinamizza le sue composizioni esplose e fluttuanti, pur sempre identificabili figurativamente nella loro irrinunciabile astrazione, nonostante l'oggettualizzante frattura della cornice e l'interruzione del supporto, onde dialogare con l'immediato intorno esteriore. Detta operazione tecnica ed estetica si legge in chiave di trama fittizia, d'imbastitura insieme accessoria e complementare rispetto al sostanziale contesto che focalizza evitando il rischio latente di prevaricarlo
    Piera De Marzi, 1987
  • Emanuela Moro, 1986
    Partendo da esiti d'incancellabile estrazione figurativa, l'opera di Mario Caddeo tende al superamento dei limiti della concretezza realistica per sconfinare, con audacia e fantasia, in libere associazioni di elementi chiave ed insieme astratti, assumendo così risultati riconducibili alle dirompenti problematiche del nostro tempo. Il suo temperamento, tendenzialmente drammatico per intima esigenza di lirismo ed armonia, trova un naturale veicolo espressivo in queste immagini che mettono sotto accusa le aberrazioni della società contemporanea e sottopongono ad una critica serrata situazioni di violenza e stravolgimento cui l'uomo costringe il suo ambiente e persino se stesso, senza alcuna coscienza delle minacce che rischiano di soffocare ogni forma di dignità umana
    Emanuela Moro, 1986
  • Brunetto Fantauzzi, 1979
    Il processo formale attraverso il quale si estrinseca la struttura compositiva delle opere di Mario Caddeo trae origine da un'elaborata formulazione segnica e cromatica ricca di accenti lirici, meramente emblematica ed evocativa, non sempre traducibile in immagini percettivamente definibili. Tale strutturazione del suo dipingere evidenzia il paradossale dilemma che vede il Caddeo combattuto tra neorealismo ed astrattismo, sferzato da un linguaggio estetico talvolta esasperato, soltanto apparentemente ambiguo e contraddittorio, nonchè pervaso dalla poliedrica ricerca di autenticità in valori trascendenti la nevroticità dell'esistenza.
    Brunetto Fantauzzi, 1979
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